MINIFEST OPERAESTATE A ROSA’

    Anche quest’anno torna l’appuntamento estivo dedicato ai bambini della nostra comunità.

    I tre appuntamenti teatrali si svolgeranno a partire dal 16 luglio nel giardino antistante l’ingresso della biblioteca comunale e vedranno alternarsi tre diverse rappresentazioni di teatro d’attore.

    Giovedì 16 luglio andrà in scena ‘La Gallinella Rossa’ di Danilo Conti e Antonella Piroli dell’Accademia Perduta Romagna Teatri.

    Giovedì 23 luglio invece gli artisti di Tieffeu, il Teatro di Figura Umbro, daranno vita ai burattini dell’opera ‘Un soldatino di stagno’.

    Infine martedì 28 luglio Febo Teatro, una compagnia teatrale di Padova molto attiva nel campo del teatro per ragazzi, proporrà ‘Dinosauri sulla luna’ per la regia di Nicola Perin.

     

    LE MURA DI CITTADELLA: una incursione nella Storia a Km 0.

    Avete mai passeggiato nella storia a 15 metri d’altezza? Se la vostra risposta è no, allora dovete visitare Cittadella e salire sulle sue mura per compiere i 3100 passi della sua camminata di Ronda.  La costruzione delle mura di Cittadella risale al 1220 e dal 2013, dopo un restauro durato 20 anni, le sue mura sono interamente percorribili per tutta la loro lunghezza. Accedendo da Porta Bassano presso l’ufficio Iat è possibile acquistare il biglietto (5 euro l’intero, 3 euro il ridotto, agevolazione per gruppi e famiglie e i bambini fino a 3 anni non pagano). Giovani esperte di storia medievale e operatrici didattiche museali saranno pronte ad accogliervi. E’ possibile fare la visita delle mure anche in questo periodo, rispettando le regole anti Covid-19 che abbiamo imparato a conoscere (mascherina dai 6 anni, igienizzarsi le mani all’ingresso, la temperatura corporea non superiore ai 37.5). Non e’ necessaria la prenotazione. Dopo l’entrata si accede alla Casa del Capitano dove si possono ammirare delle armature e le mura affrescate, da qui si esce ed inizia il camminamento di ronda delle mura.   Lungo le mura di forma ellittica si aprono, in corrispondenza dei punti cardinali, quattro porte rivolte verso le città limitrofe: porta Bassano, porta Treviso, porta Vicenza e porta Padova. Camminando sulla cinta muraria si può ammirare la città con i suoi splendidi giardini privati, le case signorili e il Duomo. Oltre le mura si intravedono la vetta del Monte Grappa, i colli Euganei e nelle giornate limpide addirittura le Dolomiti. A circa metà percorso si giunge alla Torre di Malta, terribile prigione voluta da Ezzelino da Romano. Al suo interno il Museo Archeologico, il Museo dell’Assedio, un negozio di souvenir e salendo una scala vi troverete in una bella terrazza a 30 metri d’altezza. Questo percorso, definito anche “Museo a cielo aperto” è molto interessante e ricco di spunti per i nostri studenti, che potranno vedere con i propri occhi una vera città murata.   a cura di D’Allura Barbara

    ELENA LUCREZIA CORNARO PISCOPIA

    Elena Lucrezia Cornaro Piscopia è considerata la prima donna laureata al mondo.

    Nacque a Venezia nel 1646 dal nobile Giovanni Battista Cornaro, procuratore di San Marco, e da Zanetta Boni, una donna di umili origini. Il 25 giugno 1678 Elena Lucrezia Cornaro Piscopia si laureò in filosofia con una tesi dal titolo “Magistra et Doctrix Philosophiae”. Questo traguardo, sino ad allora riservato solo agli uomini, Elena Cornaro lo raggiunse grazie alle sua straordinaria intelligenza, forza e volontà.

    Il padre comprese e incoraggiò  le straordinarie capacità della figlia e affidò la sua educazione a illustri insegnanti, il teologo Giovanni Battista Fabris, il latinista Giovanni Valier, il grecista Alvise Gradenigo, e per l’ebraico il rabbino Shemel Aboaf della comunità veneziana. Studiò lo spagnolo, il francese, l’arabo, l’aramaico, la matematica, l’astronomia e coltivò con passione la musica.

    Carlo Rinaldini, professore dell’università di Padova, le impartì lezioni di filosofia e la teologia le fu insegnata da padre Felice Rotondi.

    Elena Lucrezia rifiutò di andare in sposa a un principe tedesco e a diciannove anni decise di seguire la sua vocazione religiosa e prendere i voti come oblata benedettina. Fece richiesta al Collegio dell’università di Padova di essere ammessa all’esame per il conferimento del dottorato in teologia, ma il Cardinale Barbarigo, vescovo di Padova e Cancelliere dell'università, si oppose fermamente.

    Si giunse ad una mediazione per un Dottorato in filosofia.  Elena Lucrezia sostenne la sua discussione davanti a un collegio di oltre 62 membri e non presso l’ateneo, ma al duomo di Padova a causa della folla che intuito il momento storico importante si era raduntata per assistere.

    Elena Lucrezia morì giovanissima a soli 38 anni.

    Salendo gli austeri gradini dello scalone Cornaro, al Bo’ di Padova, è possibile ammirare una statua donata da Caterina Dolfin che la ricorda. Questa giovane donna, libera e determinata è diventata il simbolo del riscatto femminile.

     a cura di Barbara D’Allura 


    JANE GOODALL, UNA VITA DONATA ALLA TUTELA DEGLI SCIMPANZÉ

    “Negli ultimi 60 anni il suo lavoro rivoluzionario si è trasformato in una missione: responsabilizzare gli altri per rendere il mondo migliore.”     Jane Goodall è una simpatica donna ultra ottantenne che ha dedicato la sua vita intera allo studio, alla tutela e alla salvaguardia dei primati, donando il suo tempo e le sue energie alla cura degli scimpanzé affascinata dalla loro estrema somiglianza con l’uomo. Jane afferma: “Stando nella foresta ho acquistato la consapevolezza dell’esistenza di una sorta di potere spirituale. Non si può non constatare quanto sia tutto interconnesso. Spesso mentre ero lì seduta per conto mio pensavo che magari c’è un pizzico di quel potere spirituale in ognuno di noi e se è così forse è presente in ogni singolo animale, forse è ciò che dà la vita a tutti noi. Visto che dobbiamo etichettare ogni cosa, l’abbiamo chiamata anima, ma se noi abbiamo un'anima, ce l’hanno anche gli scimpanzé.”  Jane Goodall nacque nell’aprile del 1934 a Londra. Interessata fin da piccola al mondo animale, visse per un breve periodo della sua infanzia i disagi causati dalla Seconda Guerra Mondiale. In seguito ebbe la fortuna di visitare il Kenya e di conoscere il celebre antropologo Louis Leakey, da cui trasse ispirazione per la sua futura formazione. Iniziò quindi a studiare gli scimpanzé nel 1960, dopo essersi recata al Gombe Stream National Park. Nel 1964 ottenne il dottorato in etologia e continuò le sue ricerche scientifiche in Tanzania, dove condusse numerosi studi ed ebbe l’opportunità di osservare direttamente il carattere e le abilità dei primati. Una delle principali scoperte infatti fu l’utilizzo da parte delle scimmie di rametti ben puliti come utensili per raccogliere piccoli insetti e portarli alla bocca, una testimonianza diretta di come gli uomini primitivi scoprirono in passato l’utilizzo di attrezzi. Nel 1965 Jane fondò il Gombe Stream Research Centre ed iniziò a divulgare i suoi studi scientifici attraverso la pubblicazione di saggi  in cui vengono confrontate le somiglianze caratteriali degli scimpanzé e dell’uomo. Nel 1977 fu istituito il Jane Goodall Institute for Wildlife Research, Education and Conservation, una organizzazione no–profit che si pone l’obiettivo di sensibilizzazione i giovani e il mondo intero sulle tematiche ambientali e sulla tutela dell’ambiente e lo sviluppo delle ricerche riguardanti le grandi scimmie. La Comunità Europea attraverso un canale del Jane Goodall Institute, il progetto TACARE, aiuta 30 villaggi africani contribuendo alla  riforestazione, fornendo assistenza sanitaria di base e aiuto a donne e bambini orfani e finanziando anche progetti di microcredito. Jane Goodall ha ricevuto numerosissimi premi e riconoscimenti per la sua carriera, tra cui il Premio Hubbard dalla National Geographic Society, il premio Lifetime of Discovery dalla Discovery Channel, il William Proctor Prize for Scientific Achievement, il Premio Kyoto dal Giappone, la Medaglia Kilimanjaro dalla Tanzania, il premio Ghandi-King per la non-violenza 2001. Nel 2002 è stata nominata dall’Onu Messaggera Internazionale di Pace. In occasione della recente Giornata Mondiale della Terra, il canale National Geographic ha trasmesso un documentario sulla vita dell’antropologa, sottolineando come la sua azione abbia portato un inestimabile contributo nella lotta allo sfruttamento delle risorse naturali terrestri. Fra tutte le immagini del lungo documentario vi segnalo quelle che riguardano il progetto Roots & Shoots, (https://www.nationalgeographic.it/video/tv/jane-goodall-classe)  un programma volto a sensibilizzare le nuove generazioni sulle tematiche ambientali e naturalistiche. a cura di Vanessa Battilana

    LE TRADIZIONI MATRIMONIALI IN ITALIA

    Le tradizioni sono un bagaglio di inestimabile valore e il nostro paese vanta numerose usanze matrimoniali, alcune delle quali sono ormai superate, ma molte vengono ancora rispettate dagli sposi.
    Nel corso della storia tradizioni, scaramanzie ed usanze si sono mescolate, sovrapposte ed evolute, fino ad arrivare ai giorni d’oggi.

    Ma conosciamo veramente l’origine e il significato delle tradizioni radicate nella nostra cultura?

    5 COSE PER LA SPOSA

    Come augurio di buona fortuna la sposa, nel giorno del matrimonio, dovrebbe indossare:

    • una cosa nuova, come simbolo della vita che si sta per cominciare e delle nuove sfide che si presenteranno;
    • una cosa vecchia, simbolo dell’importanza della vita passata;
    • una cosa prestata da una persona cara (gli orecchini della nonna, la collana della mamma, il fermaglio usato alle nozze dalla migliore amica), simbolo di vicinanza affettiva;
    • una cosa regalata, simbolo dell'affetto e della gioia per l’imminente felicità;
    • una cosa blu, che indica sincerità e purezza.

    IL VELO

    Sempre più spose non indossano il velo, ma per chi lo indossa la tradizione vorrebbe che la lunghezza del velo corrispondesse agli anni di fidanzamento. Anticamente aveva il compito di proteggere dagli spiriti maligni e dal malocchio, successivamente ai tempi dei romani, era simbolo di pudore ma serviva anche a coprire il volto evitando possibili ripensamenti della sposa, in quanto a quei tempi spesso i matrimoni erano organizzati e imposti dalle famiglie.

    IL BOUQUET

    Nell’antico Egitto venivano usate piante aromatiche e aglio che gli sposi provvedevano a mangiare a fine serata come segno di buon auspicio, successivamente esse furono sostituite dai fiori. Momento molto atteso e divertente è quello del lancio del bouquet tra le invitate nubili. Secondo la tradizione infatti chi se lo aggiudicherà, vedrà avverato il sogno di sposarsi entro l’anno.

    SERENATA

    Usanza tipicamente meridionale ma oggi diffusa anche al settentrione e che vede lo sposo intonare una serenata alla futura sposa la sera prima delle nozze. Questo momento è diventato oramai occasione di festa e in molti paesi coinvolge l’intero quartiere tra canti, balli e buffet.

    LE DAMIGELLE

    La tradizione delle damigelle risale all’antico Egitto, dove la presenza di ragazze nei loro abiti eleganti da cerimonia serviva a confondere gli spiriti maligni accorsi nel luogo del matrimonio per augurare sfortune e disgrazie. In questo modo sarebbe stato più difficile per gli spiriti individuare la sposa. 

    LA FEDE

    Secondo credenze che risalgono all’antico Egitto la fede viene posta all’anulare sinistro perché si pensava vi passasse una vena collegata con il cuore, luogo custode l’amore.

    IL LANCIO DEL RISO

    Questo rituale risale ad una leggenda cinese secondo la quale lo Spirito Buono, per salvare il suo popolo dalla fame, si privò di tutti i suoi denti lanciandoli in una palude, dai quali sarebbero nate delle piantine di riso rigogliose. Oggi alcune coppie scelgono di sostituire il riso con coriandoli colorati, nel rispetto delle condizioni di malnutrizione di cui soffre una grande parte della popolazione mondiale.

    LA BOMBONIERA

    Questa usanza risale alla fine del XV secolo ed è nata proprio in Italia. La bomboniera era una piccola scatola preziosa fatta di cristallo o di porcellana, contenente caramelle di zucchero. Da bon bon (= “dolcetti”) deriva appunto il termine bomboniera. A quei tempi lo zucchero era considerato un prodotto di lusso perché estremamente costoso e si pensava avesse inoltre proprietà medicali.

    I confetti, che hanno progressivamente sostituito le caramelle di zucchero, dovevano essere in numero dispari, indivisibile e possibilmente 5 ad indicare i 5 doni della vita che si augurano agli sposi: salute, fertilità, lunga vita, felicità e ricchezza.

    LA LUNA DI MIELE

    La luna di miele deve il suo nome ad una vecchia usanza di alcune popolazioni del nord Europa per la quale, per la durata di un ciclo lunare, gli sposi bevevano vino misto a miele come afrodisiaco.

    I MODI DI DIRE

    • "Né di Venere né di Marte, né si sposa e nè si parte”: il motto invita a non sposarsi mai nei giorni di martedì e venerdì.
    • “Sposa bagnata, sposa fortunata”: il modo di dire è legato alle credenze popolari in ambito agricolo, dove la pioggia era sinonimo di abbondanza e fertilità.

    A cura di Mara Campagnaro


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