VIAGGIO ALLA SCOPERTA DEL MUSEO DELLA GEOGRAFIA DI PADOVA

    In un prestigioso palazzo storico nel centro di Padova è nato un museo che parla di geografia.  Per capire l’importanza di questo evento nel sito del museo vengono riportate le parole di Joe Smith, direttore della Royal Geographical Society, che afferma che per quanto ne sa lui quello di Padova è il primo museo geografico universitario al mondo.

    Sono proprio i ricercatori dell'Università a condurre le persone tra le sale del museo durante le visite guidate gratuite, allo scopo di dare un’immagine innovativa di questa materia scolastica considerata spesso arida e poco interessante.

    Tra gli obiettivi dei suoi ideatori e curatori c'è quello di dare lustro alle collezioni, che in oltre 150 anni di ricerca sono state raccolte dall'Università (la prima cattedra di geografia e’ stata istituita nel 1872).

    Le parole chiave del museo sono “ESPLORA, MISURA, RACCONTA” e sono il filo conduttore degli oggetti esposti. Nelle sale potremo osservare da vicino gli strumenti utilizzati nel campo  per la MISURAZIONE dei fenomeni atmosferici e per la ricerca glaciologica, vedere in maniera completamente interattiva i risultati di oltre 150 anni di ricerche ed ESPLORAZIONI, mentre in una sala ricca di suoni, colori e odori viene RACCONTATA una storia, ovvero un messaggio per far riflettere.

    In esposizione vi sono oggetti unici come il plastico delle Alpi Svizzere, la cassa originale e tutti gli oggetti utilizzati in una spedizione nella Terra del Fuoco nel 1955, un plastico costruito in 3D della Marmolada con l’indicazione della  progressiva erosione del ghiacciaio.

    Con fantasiose attività didattiche la Geografia viene raccontata ai bambini più piccoli con viaggi in paesaggi sonori, inoltre le carte geografiche possono essere materialmente costruite per apprendere la simbologia e imparane la lettura.

    Osservando gli scatti d’epoca si lavora sul paesaggio e il clima viene spiegato utilizzando gli stessi strumenti di misurazione utilizzati dai ricercatori.

    Ma la cosa che più’ affascina i nostri giovani geografi e’ il Globo luminoso e magico, che per il momento solo il museo di Padova possiede, con cui vengono spiegati i cambiamenti climatici.

    Lo scorso anno 130 classi di diverse regioni italiane hanno visitato il museo, mentre nei primi quattro mesi di quest’anno ci sono state oltre 150 prenotazione alle visite guidate.

    Ora il museo e’ momentaneamente chiuso, ma ci aspetta al più presto per svelare tutti i segreti e le meraviglie racchiuse nelle sue stanze.

    https://www.aiig.it/2019/12/10/inaugurato-il-primo-museo-di-geografia/

     

    A cura di Barbara D’Allura


    LO STUDIO ATTRAVERSO L’ESPERIENZA: LA FONDAZIONE PIRELLI EDUCATIONAL

    Nel 1872 un giovanissimo Giovanni Battista Pirelli, dopo aver girato l’Europa immagazzinando importanti esperienze e conoscenze nell’ambito della lavorazione del caucciù, costituì in Italia la prima azienda manifatturiera di oggetti in gomma elastica. Dopo un difficile periodo iniziale, l’azienda crebbe in modo esponenziale affermandosi ben presto oltre i confini italiani.

    La produzione di pneumatici, per la quale la Pirelli è conosciuta in tutto il mondo, iniziò nel 1900. Col tempo e grazie ai numerosi investimenti nel campo delle innovazioni tecnologiche la società si espanse in diversi stati extraeuropei tra cui il Nord America, il Brasile e la Cina.

    Dagli anni 2000 il marchio Pirelli diventa fornitore esclusivo di prestigiosi campionati sportivi tra cui la Formula 1™, il Campionato mondiale di Superbike, il Ferrari Challenge e il Lamborghini Super Trofeo.

    Nel 2008 la famiglia Pirelli decise di investire in un nuovo progetto di diffusione della cultura d’impresa: la Fondazione Pirelli. Essa racchiude progetti ed attività culturali come il programma ‘Fondazione Pirelli Educational’ che propone laboratori creativi, percorsi interattivi e visite guidate all’interno dei laboratori di ricerca e sviluppo dell’azienda.  Fra le varie tematiche affrontate vi sono la storia e la tecnologia del pneumatico, la robotica, la comunicazione visiva e la sostenibilità ambientale e sociale.

    Nel sito della Fondazione, oltre alla possibilità di prenotare i laboratori specifici, sono a disposizione materiali di approfondimento da utilizzare per lezioni specifiche, tesine delle varie discipline scolastiche e relazioni di laboratorio sia per gli studenti che per gli insegnanti.

    https://www.fondazionepirelli.org/it/education/

    A cura di Vanessa Battilana


    OCCHIO ALL’OCCHIO!

    La vista, o meglio la percezione, è un sistema sensoriale complesso che permette la raccolta e l’elaborazione delle informazioni nell’ambiente in cui viviamo. Pensate che quasi la metà delle informazioni che i 5 sensi raccolgono e trasmettono al cervello arriva proprio dagli occhi, organo di senso della percezione.

    Innanzitutto, vi sarete sicuramente chiesti perché l’essere umano sia dotato di due occhi: il campo visivo risulta essere più ampio e ogni occhio vede lo stesso oggetto da una posizione leggermente diversa rispetto all’altro. In tal modo, al cervello arrivano due immagini differenti che si sovrappongono, dandone una sola, a 3 dimensioni. Da questo vantaggio è quindi possibile capire la posizione degli oggetti nello spazio (in quale direzione e a quale distanza si trovano) al fine di attivare, per esempio, i giusti movimenti per effettuare l’azione desiderata.

    Gli occhi sembrerebbero, pertanto, un perfetto strumento di analisi del mondo, ma tuttavia non sempre vediamo esattamente ciò che è presente nella realtà. Questa incongruenza tra realtà fisica e quello che il nostro sistema visivo percepisce è evidente quando osserviamo delle illusioni ottiche o percettive, poiché ci dimostrano che non percepiamo la copia esatta della realtà, bensì qualcosa che sembra corrispondere ad essa.

    Per questo motivo, per esempio, le linee diagonali possono dar vita ad una prospettiva tridimensionale che non esiste: il cervello infatti considera le figure piccole più lontane di quelle grandi, e viceversa. E’ il segreto di molti pittori, che in una superficie piana rappresentano ambienti ed oggetti che sembrano avere una prospettiva di profondità. Si tratta dunque di illusioni bidimensionali, nelle quali il cervello vede tre dimensioni in disegni che ne possiedono due: il caso più enigmatico è il cubo di Necker che genera contraddizioni e stupore in quanto non ci è chiaro quale sia la faccia frontale del cubo.

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    Un processo simile avviene per i colori. Vedere a colori significa tradurre lunghezze d’onda diverse in risposte neurali diverse. Vediamo a colori perché in un mondo colorato è più facile trovare da mangiare che in mondo in bianco e nero! Tuttavia il colore è un’esperienza puramente soggettiva che dipende dalla luce che gli oggetti riflettono e dalle proprietà visive dell’apparato di chi guarda, perciò essa non è esime da inganni. Ne è una prova la cosiddetta “assimilazione di colore” in cui colori diversi messi vicini vengono percepiti come un'unica tonalità.

     

    Vi è poi il caso delle figure ambigue, ovvero immagini che il nostro sistema visivo elabora ma non riesce a decidere quale soluzione accettare in modo definitivo. In questa immagine, per esempio, cosa vedete?

      

    Di primo acchito alcuni risponderanno una donna giovane, altri un’anziana signora. Riuscite a concentrarvi e a vederle entrambe?

     Si aggiungono infine le cosiddette figure impossibili, ovvero quelle immagini per le quali viene trovata una soluzione percettiva, ma non logica. Guardate l’immagine qui sotto: quanti pioli ci sono?

    Tutti questi fenomeni ottici avvengono perché l’informazione visiva “catturata” dagli occhi “viaggia” lungo i nervi visivi fino a raggiungere i centri di elaborazione centrale nelle cortecce cerebrali e, lungo questo percorso, gli stimoli “in ingresso” subiscono numerose elaborazioni ed interpretazioni in modo da ricostruire la realtà in modo a noi funzionale. Illusioni ottiche, figure ambigue e impossibili sono esempi di come il nostro sistema visivo possa essere ingannato da ciò che vediamo, sebbene – fortunatamente – in natura non sia così frequente incontrare immagini simili a quelle mostrate nell’articolo.

    E’ quindi possibile affermare che il nostro sistema visivo sia fonte di meraviglie che non smettono mai di stupirci, a partire proprio dal fatto che la vista sia il risultato di elaborazioni rapidissime e inconsapevoli. In generale, il sistema nervoso umano è una “macchina” eccezionale, ricca di segreti e capacità di cui il sistema visivo rappresenta una delle aree di studio più affascinanti e ancora in parte nascosta, da scoprire.

    A cura di Claudia Bernardi e Roberta Zonta


    65 ANNI DALLA MORTE DEL GENIO ALBERT EINSTEIN

    Due cose sono infinite: l'universo e la stupidità umana, ma riguardo l'universo ho ancora dei dubbi.”

    Iniziamo così  questo articolo per ricordare la  vita di Albert Einstein e i suoi principali insegnamenti a 65 anni dalla sua morte, avvenuta il 18 Aprile 1955 a Princeton (Stati Uniti). Quanto scritto riassume la sua genialità nell’ambito degli studi scientifici e la sua ideologia contro la malvagità umana, sintetizzando i 76 anni della sua vita trascorsi tra scuola, innovazioni, riconoscimenti e lotta per la pace.

    Ma andiamo con ordine…

    Albert Einstein nacque a Ulma (in Germania) il 14 marzo 1879 da una famiglia benestante ebraica. Si narra che l’esperienza rivelatrice della sua vita fu quando, all’età di 5 anni, il padre Herman gli mostrò una bussola e il piccolo Einstein rimase affascinato da come un ago si spostasse nel “vuoto” per indicare sempre il nord.

    Alle elementari era il primo della classe, dimostrando grandi abilità nelle materie scientifiche, ma quando iniziò a frequentare il Ginnasio all’età di 10 anni, iniziò a riferire insofferenza per l’ambiente scolastico troppo rigido.

    A causa di problemi economici, tra cui il fallimento dell’attività del padre, la famiglia fu costretta a trasferirsi a Monaco di Baviera, a  Pavia e poi a Berna in Svizzera, dove Albert rimase per proseguire gli studi. Purtroppo fallì quando tentò per la prima volta nel 1895 l’esame di ingresso al Politecnico di Zurigo, in quanto insufficiente nelle materie letterarie e privo di diploma superiore. Tuttavia il direttore del Politecnico rimase impressionato della sue capacità nelle materie scientifiche e gli consigliò di terminare gli studi superiori per ritentare il test d’ingresso l’anno successivo. E così fece, con successo.

    Proprio durante gli studi universitari Einstein conobbe Mileva Marić, di cui si innamorò.

    Conclusi gli studi nel 1900, il fisico ottenne un diploma da insegnante, professione alla quale si dedicherà per tutta la vita.

    E' l'arte suprema dell'insegnante, risvegliare la gioia della creatività e della conoscenza.

    Negli anni successivi Albert si dovette dedicare molto alla sua vita privata: nel 1902 ebbe una figlia illegittima con Mileva, che tuttavia morì poco dopo di scarlattina. A seguito di questo evento tragico Albert e Mileva si sposarono (nel 1903) e costruirono la loro famiglia dando alla luce i figli Hans Albert (nato nel 1904) ed Eduard (nel 1910).

    Il 1905 è considerato l’anno mirabilis dello scienziato, in quanto in sette mesi pubblicò ben sei lavori. Primo fra tutti l’articolo che gli varrà il Premio Nobel per la Fisica nel 1921: in questo lavoro spiegava l’effetto fotoelettrico, ovvero l’effetto secondo il quale una superficie colpita da fotoni con la giusta lunghezza d’onda può produrre elettroni. Questa scoperta mise le basi per lo sviluppo della meccanica quantistica. In aggiunta ad altre opere, sempre nel 1905 Einstein scrisse la propria tesi di dottorato, espose la teoria della Relatività Ristretta (che successivamente revisionò lui stesso) e, a tal proposito, descrisse la famosa E = mc2, formula che associa l’energia alla velocità e alla luce.

    Nel 1908 Einstein iniziò ad insegnare a Berna, poi si trasferì a Praga nel 1911, dove successivamente verrà nominato direttore dell’Istituto di Fisica dell’Università di Berlino.

    In questi anni anche la sua vita privata subisce dei cambiamenti: divorzia dalla moglie e sposa in seconde nozze la cugina Elsa Löwenthal, con la quale passerà il resto della sua vita.

    Dopo 10 anni dalla prima teorizzazione nel 1915 Einstein si guadagnò un posto tra i padri della Fisica con la sua Teoria della Relatività Generale, dove descriveva le proprietà dello spaziotempo (come dimensione unica e non separata) includendo un nuovo concetto: la gravità.

    Già durante la prima Guerra Mondiale il pensiero antisemita in Germania inizio’ ad aggravarsi ma fortunatamente Einstein si trova negli Stati Uniti, impegnato come insegnante all’Università di Princeton quando Hitler sale al potere. Non tornerà più in patria a causa della Legge della restaurazione del Servizio Civile in Germania, che obbligava a licenziare gli insegnanti ebrei, e per le stragi che colpirono la sua famiglia, in parte uccisa dalle SS.

    Durante la Seconda Guerra Mondiale, insieme ad altri fisici, Einstein scrisse una lettera al presidente americano Roosevelt, nella quale denunciava la possibilità che i tedeschi ricorressero alle armi atomiche. Il fisico pur sostenendo gli alleati, criticherà fermamente l’uso delle armi nucleari. Disprezzava così profondamente la violenza che, anche dopo la fine del conflitto mondiale, continuerà ad impegnarsi attivamente contro la guerra e le persecuzioni naziste.

    “L'uomo ha inventato la bomba atomica, ma nessun topo al mondo costruirebbe una trappola per topi.”

    Il 18 aprile 1955 Einstein morì all’ospedale di Princeton a seguito della rottura di un aneurisma dell’aorta addominale. Come da volontà espressa verbalmente dal fisico, il suo corpo venne cremato, ma il cervello venne estratto e conservato dal patologo Thomas Stoltz Harvey che successivamente lo sezionò in 240 parti consegnate ad altrettanti ricercatori.

    Questa è, in sintesi, la vita di un genio universalmente riconosciuto: Albert Einstein. Tuttavia molte curiosità sono state diffuse riguardoalla vita e alle abitudini di queste personaggio storico, prima fra tutte la sua presunta dislessia. Ebbene sì, alcuni biografi hanno riportato che Einstein fosse abilissimo in matematica, ma avesse difficoltà di memoria verbale e commettesse molti errori ortografici; sembra inoltre che non abbia mai imparato le tabelline! Un’altra curiosità è che non indossasse mai i calzini, perchè li riteneva inutili. Inoltre gli venne offerta la carica di Presidente dello Stato di Israele, ma lui declinò. Ultima curiosità: la madre di Einstein era una violinista ed insegnò al figlio a suonare, ma lui non sembrava amare molto la musica.

    A cura di Roberta Zonta


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