SOS SCUOLA DIGITALE: VADEMECUM PER L’UTILIZZO

    Ormai da mesi la maggior parte degli studenti di tutte le età sta utilizzando dei software per proseguire con la didattica a distanza. Questo articolo è pensato per tutti coloro che si troveranno ad affrontare questi siti internet, magari per aiutare giovani studenti della scuola primaria. Stiamo pensando soprattutto a voi, nonni, che nelle vostre vite ne avete viste tante, ma il pc nasconde ancora molti segreti, ma ci rivolgiamo anche a zii, babysitter, o altre figure che supporteranno gli studenti nei compiti per i prossimi mesi. Oggi ci occupiamo della piattaforma di Google chiamata Classroom, utilizzata da molti insegnanti per inviare e ricevere compiti, proporre verifiche, inoltrare video e molto altro. Nelle diapositive che trovate a piè di pagina ci sono alcune foto dello schermo esemplificative che vi spiegheranno come: -          Accedere alla piattaforma; -          Trovare i compiti da svolgere e se i docenti hanno caricato video; -          Scrivere fogli di testo da caricare su Google Drive; -          Consegnare le attività svolte. In caso di ulteriori dubbi, contattateci.A cura di Roberta ZontaLeggi le linee guida

    IL CERVELLO SI MODIFICA?

    Vi siete mai chiesti se il cervello con il quale nasciamo è “lo stesso” di quello che ora è all’interno della nostra scatola cranica? Oppure negli anni si modifica? 

    Se pensate a come siete diversi da quando eravate bambini, sia in termini di competenze e capacità (saper parlare, camminare/correre, leggere/scrivere…) sia di emozioni (come reagivate e reagite ora a delle ingiustizie, alle paure, agli eventi positivi…) già capite che il vostro cervello si è modificato molto da quando siete nati.

    Alcuni cambiamenti cerebrali sono conseguenza della “morte” di alcuni neuroni, altri invece vengono rigenerati, infine le connessioni fra neuroni possono modificarsi. Con il termine plasticità cerebrale si intendono infatti le modificazioni della corteccia cerebrale conseguenti all’apprendimento o, in generale, all’esposizione ambientale.

    Perchè questo meccanismo è importante? Innanzitutto ci fa comprendere che, quando cresciamo e impariamo, qualcosa all’interno di noi si modifica: non solo le nostre abilità e comportamenti cambiano, ma queste modificazioni sono conseguenze di cambiamenti a livello biologico-cerebrale. Interessante no?

    In realtà molti studiosi si sono occupati di indagare se gli effetti positivi della plasticità cerebrale possano intervenire anche a seguito di traumi. Pensate agli ictus, alle emorragie e ai tumori cerebrali, ai traumi cranici e a tutti i disturbi neurologici che vi vengono in mente. Spesso, per esempio, a seguito di ictus emergono difficoltà di linguaggio, come incapacità ad esprimersi adeguatamente (chiamata genericamente afasia). La persona che ha subito questo accidente cerebrale potrà tornare ad esprimersi per mezzo della parola?

    Se si sfruttano i meccanismi di plasticità cerebrale e il paziente segue percorsi di riabilitazione neuropsicologica specifici, ciò potrebbe accadere. Sono molte le variabili in gioco, tra cui la gravità della lesione conseguente all’ictus, l’età del soggetto, la possibilità di frequentare sedute di riabilitazione, etc. Tuttavia il recupero delle lesioni dell’emisfero sinistro (alcune aree del quale sono associate alle capacità di linguaggio) è possibile perchè il cervello può riorganizzarsi: in alcuni casi l’emisfero controlaterale, ovvero il destro, si attiva per compiti linguistici, in altri casi rispondono le aree perilesionali (quelle in vicinanza alla zona della lesione), altre volte ancora vengono reclutate aree cerebrali tipicamente “impegnate” da altri stimoli di natura non-verbale. E perchè ciò avviene? Perchè il linguaggio è una delle funzioni cognitive essenziali per l’uomo: ci permette di comunicare con gli altri, di poter mantenere dei rapporti umani, di esprimere i nostri pensieri e bisogni.

    Sembra tutto complicato, ma se vogliamo sintetizzare i concetti principali possiamo dire che il nostro cervello è una splendida macchina, che può modificare non solo il colore della vernice esterna (ovvero ciò che mostriamo, ciò che è evidente agli occhi degli altri), ma anche le proprie caratteristiche interne (motore e altre parti funzionali) in caso di bisogno.

     Se volete saperne di più, contattateci.

    a cura di Roberta Zonta


    MIGLIORARE L’UDITO PER MIGLIORARE LE CAPACITÀ COGNITIVE

    I vostri figli e nipoti vi hanno detto che non sentite i rumori più come una volta? Non vi accorgete che qualcuno vi sta parlando? I suoni sono meno chiari?

    E voi sapete che è vero, che il vostro udito ha perso qualità, ma non ancora del tutto...quindi pensate che non sia da preoccuparsi troppo.

    Avete ragione, non è nulla di così grave, ma vi consigliamo comunque di fare un controllo dell’udito non appena sarà possibile. E perchè?

    Una ricerca condotta da Sarant insieme a molti collaboratori e pubblicata nel Gennaio 2020 ha dimostrato che il 97% degli anziani che iniziano ad usare un apparecchio acustico per un disturbo dell’udito manifestano miglioramenti sensibili nella capacità di attenzione, pianificazione e organizzazione. I partecipanti a questo studio avevano un’età compresa tra i 62 e gli 82 anni e sono stati valutati prima e dopo 18 mesi dall’installazione dell’apparecchio acustico. Come già riportato, durante la seconda valutazione gli autori hanno dimostrato un miglioramento in molte funzioni cognitive, ma non solo: i partecipanti hanno riferito minor sensazione di disabilità dovuta alla perdita dell’udito e miglior qualità della vita.

    Quindi, unitamente ad altre buone abitudini, come una sana alimentazione e l’esercizio fisico, anche la compensazione della perdita dell’udito contribuisce a rallentare l’invecchiamento cognitivo. Gli autori infatti scrivono così all’inizio della loro ricerca, pubblicata nel Journal of Clinical Medicine: “la perdita dell’udito è un fattore di rischio modificabile per la demenza in età avanzata”. Modificabile è una parola chiave: sentendo meglio è possibile migliorare le proprie capacità, grazie alle moderne tecnologie auricolari. 

    Questo articolo è la traduzione e il riassunto dei concetti principali di una ricerca che trovate a questo link:

    https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/31963547?fbclid=IwAR20Ew1AKFeUhcnNJsV_H7AKxjDC0ddAnu34kCc7UH_pIl1hdExt_OVfDjM

    A cura di Roberta Zonta


    LE CAPACITÀ CHE SI MANTENGONO CON L’ETÀ

    E’ credenza comune che invecchiando peggiorano tutte le nostre capacità cognitive. Questo tuttavia è vero solo per coloro che sfortunatamente hanno sviluppato una forma di deterioramento cognitivo, meglio noto come demenza senile.

    Nell’invecchiamento normale invece alcune abilità cognitive si preservano, altre possono anche addirittura migliorare. Nel dettaglio è comune un mantenimento e aumento della capacità di memoria semantica e autobiografica. Ciò significa che anche da anziani si continuano a ricordare molte parole e i loro relativi significati (ovvero la memoria semantica) e gli eventi della propria vita passata (afferenti al magazzino di memoria autobiografica). Molti autori spiegano questo fenomeno ipotizzando che le abitudini di raccontare la propria storia passata, gli eventi importanti della vita, le emozioni che si provavano, favoriscano un consolidamento delle memorie, che quindi diventano più resistenti al declino.

    In coloro che inoltre continuano a mantenersi attivi, lavorando per esempio oltre l’età del pensionamento, svolgendo attività che richiedono un aggiornamento continuo, oppure che leggono e sono curiosi di conoscere nuove attività o scoperte, può migliorare la capacità di linguaggio. In altre parole, il vocabolario di ogni persona non si deteriora, ma può addirittura migliorare con il passare degli anni.

    Ogni anno che si invecchia può essere quindi una risorsa per mantenere attive le personali capacità e per poter diffondere ai giovani i propri ricordi.

    A cura di Roberta Zonta


    4 CONSIGLI PER FAVORIRE IL SONNO

    L’esperienza di faticare ad addormentarsi è comune a tutti. Possono esserci dei periodi o degli eventi stressanti che occupano la nostra mente prima di andare a dormire e non ci lasciano chiudere occhio. Oggi il periodo in questione lo stiamo vivendo tutti e i pensieri spesso sono di paura e incertezza del domani, temiamo che qualcosa di brutto possa accadere a noi e alla nostra famiglia. Molti, inoltre, si sentono isolati dal resto della comunità.

     

    Come fare allora per addormentarsi più serenamente? Vi forniamo 4 consigli, alcuni dei quali suggeriti in una videolezione presente su YouTube della Dott.ssa Laurie Santos, docente di Psicologia a Yale:

    • Costruire dei rituali per l’addormentamento: prima di andare a letto ognuno di noi può scegliere delle azioni da fare, che anticipano al nostro sistema nervoso che si sta avvicinando il momento del sonno. Alcuni rituali potrebbero essere: bere una tisana, lavarsi i denti e mettere la crema viso, vestirsi con il pigiama con 10-15 minuti di anticipo, preparare la tavola per la colazione, etc.
    • Evitare di leggere aggiornamenti sul Coronavirus: purtroppo ancora oggi le notizie sono negative perchè i morti e gli ammalati sono sempre più numerosi nel mondo. Non leggiamo nè guardiamo certe notizie prima di andare a letto perchè inevitabilmente disturberanno il nostro sonno. Per rimanere informati, possiamo leggere le ultime notizie al nostro risveglio.
    • Non usare il cellulare: prima di andare a dormire, anche mezz'ora prima, spegniamo o allontaniamoci dal cellulare. In questo modo evitiamo la tentazione di cercare le ultime notizie uscite. Sostituiamolo con un buon libro, che aiuta ad allontanare i pensieri dalla vita presente, ci distrae e concilia il sonno.
    • Programmiamo la sveglia e/o un piano per il giorno successivo: in queste giornate in cui non abbiamo impegni, la tendenza è quella di svegliarsi tardi. Purtroppo anche questo non favorisce l’addormentamento alla sera. I consigli sono quelli di programmare ugualmente la sveglia sempre alla stessa ora tutti i giorni (non necessariamente molto presto, ma ad un orario che ci permetta di dormire quanto sappiamo serve al nostro corpo) e/o preparare un piano delle attività da svolgere il giorno successivo, in modo che esso ci motivi ad alzarci (mettere in ordine la cucina, chiamare un cugino che non sentiamo da un po’, svuotare la cantina, seguire il corso di ginnastica in tv…)

     

    Perchè è così importante dormire bene? I motivi sono moltissimi, ma in questo momento storico il più importante è che il giusto riposo protegge il nostro sistema immunitario, rafforzandolo di fronte a possibili malattie.

    A cura di Roberta Zonta


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