CORTOMETRAGGI PER RIFLETTERE: “CIRCO DELLA FARFALLA”

    CORTOMETRAGGI PER RIFLETTERE: “CIRCO DELLA FARFALLA”

    Il Circo della Farfalla è un cortometraggio del 2009, diretto da Joshua Weigel e diffuso negli Stati Uniti con il nome “The Butterfly Circus”. Esso accompagna lo spettatore a riflettere su più temi, che convergono soprattutto sulla necessità di «conoscere se stessi per apprezzare gli altri».

    Un giorno il signor  Méndez, direttore di un Circo denominato Circo della Farfalla, mentre sta ammirando le esibizioni di alcuni personaggi di un altro circo a cui fa visita, si imbatte nell’esibizione di Will, incentrata sulla sua disabilità  e che sembra suscitare l’ilarità di tutto il pubblico. Colpito probabilmente dal divertimento suscitato da tale esibizione, ma che in realtà era una vera e propria umiliazione nei confronti di Will, decide di dare una svolta a queste offese e porre invece l’accento al lato positivo della disabilità.
    Will diventa quindi un membro del Circo di Méndez dove trova l’opportunità di scoprire il suo vero talento ed esibire il suo potenziale.

    La nuova vita di Will all’interno del Circo della Farfalla fa emergere come le risorse siano più importanti dei limiti e come ognuno, pur nella sua diversità, ha sicuramente un valore che lo può far sentire straordinario. Un giorno Will, vedendosi in difficoltà nell’attraversare un ruscello durante un momento di svago con i suoi nuovi amici e sentendosi ignorato dai compagni nel momento del bisogno, si trova a dover prendere una posizione di coraggio che gli permette di scoprire proprio il suo vero talento. Ecco quindi che dalla condizione che lo spingeva a dover essere sempre “dipendente” dall’aiuto altrui, viene invece sottolineata la possibilità di “provarci da soli”, vincere il pericolo ed emergere più forti di prima: una vera conquista che gli ha permesso di promuovere il valore e l’importanza di “urlare a tutti di esserci nel mondo”.

    Il titolo del cortometraggio è una vera e propria metafora: come Will riaffiora dall’acqua del ruscello dopo essere stato ignorato dai compagni nel momento del bisogno, così il bruco diventa farfalla, dando vita ad una nuova realizzazione, ad una nuova identità. Dopo questa grande potenzialità scoperta, Will, si esibisce mostrando al pubblico che nonostante la sua disabilità, tuffandosi in una vasca d’acqua, riesce comunque a riemergere e a far sentire il suo carattere e la sua vera identità.

    A tal proposito, un grande contributo è stato dato anche da Canevaro (2008), il quale ha riassunto questo passaggio attraverso la metafora delle “Pietre che affiorano”:

    “…chi vuole attraversare un corso d’acqua che separa due sponde, e non vuole bagnarsi, mette i piedi sulle pietre che affiorano. Forse butta una pietra per costruirsi un punto di appoggio dove manca.

    Questi appoggi sono i mediatori, coloro che forniscono un sostegno e che si collegano l’uno con l’altro. Un mediatore è come un semplice sasso su cui appoggiare il piede per andare all’altra riva […]. Se un mediatore non invitasse a quello successivo, non sarebbe più tale. Potrebbe trasformarsi in un feticcio, in prigione, in sosta forzata.”

    Canevaro, con questo breve passo, sottolinea quindi che nella vita non sia sempre consigliabile offrire aiuto in modo “servile” a tutti, poiché il fatto di “soccorrere” di fronte a qualsiasi difficoltà, significa bloccare il potenziale della persona stessa, bloccare la possibilità di far emergere il suo talento e costringerla ad essere sempre esclusivamente dipendente dagli altri.

    Il Circo della Farfalla rappresenta pertanto un’ottima occasione per poter riflettere anche sul progetto di vita di ciascuno: ognuno di noi, ha infatti bisogno di “dare un senso” alla propria esistenza. Parlare di un progetto di vita significa quindi “progettar-si”, ossia decidere, con maggiore autonomia e sulla base di una più sperimentata e verificata conoscenza di sé, la propria identità. Per questo, nel caso ci siano delle difficoltà, dei dubbi, delle angosce o dei tentativi falliti che sembrano porsi come limiti invalicabili, come prova della propria impossibilità, è naturale ci si possa chiedere come passare dall’incertezza e dalla paura del domani alla progettazione del proprio futuro. Ecco perché risulta essere necessaria l’elaborazione di un progetto di vita, che è insieme familiare, scolastico, formativo, lavorativo, culturale, sociale, di realizzazione di sé. Si tratta quindi di un messaggio sul quale è bene riflettere, pensando soprattutto all’importanza del valore dei talenti. A tal proposito, qualunque esso sia, povero o ricco, di un tipo o dell’altro, non va “sprecato” ma va fatto fruttare, soprattutto attraverso la formazione della persona, poiché rappresenta la grande occasione che ci permette di favorire un percorso educativo significativo, di crescita intellettuale e cognitiva, affettiva ed emotiva, etica e relazionale.

    A cura di Claudia Bernardi


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