I DIGITAL MEETING NON SONO FINITI: GUIDA ALLA SOPRAVVIVENZA

    I DIGITAL MEETING NON SONO FINITI: GUIDA ALLA SOPRAVVIVENZA

    Siamo in moltissimi alla presa con lavoro e studio in modalità digitale, nella quale siamo stati catapultati senza formazione e abituazione. Come se non bastasse, la modalità digitale è stata per lunghi mesi la privilegiata anche per contattare gli amici e i parenti. Fortunatamente dall’ultimo decreto qualcosa è cambiato, per cui possiamo rivedere i nostri amici e parenti e molti sono tornati a lavorare in ufficio o azienda.

    Zoom, Meet, Skype, Hangouts, Whatsapp… Sono solo alcune delle piattaforme che abbiamo iniziato ad utilizzare negli ultimi mesi. Ma a quale pro?

    Sicuramente si sono dimostrate valide piattaforme per proseguire la comunicazione sociale, nonché il lavoro in modalità smartworking e la didattica scolastica a distanza in un momento in cui la pandemia era molto diffusa e il pericolo di contagio interpersonale era molto alto. Se ci pensate, inoltre, in questi mesi abbiamo risparmiato carburante, abbiamo evitato le lunghe code per salire nei mezzi pubblici o in auto e abbiamo posticipato di qualche minuto le sveglie. Non male.

    Tuttavia vi chiedo: vi siete sentiti stanchi dopo una giornata al pc? I vostri figli vi hanno detto che faticano a seguire le lezioni con attenzione?

    Penso che molti di voi risponderanno affermativamente… Infatti, traendo qualche spunto da un’intervista presente nel sito bbc.com (link a fine articolo) svolta dal giornalista Manyu Jiang ai docenti Gianpiero Petriglieri e Marissa Shuffler, vi riporto i motivi per i quali i meeting digitali sono “faticosi”. Nell’articolo si parla in particolare di “Zoom fatigue”.

    Perché è più faticoso collegarsi a un digital meeting piuttosto che partecipare ad una conferenza in presenza?

    Innanzitutto vedere solo il volto di una persona, talvolta con scarsa qualità d’immagine, rende più complesso decifrare la comunicazione non verbale che accompagna e chiarifica ciò che il parlante sta dicendo: la mimica facciale, il gesticolare delle mani, la postura sono tutti aspetti che non vediamo (o vediamo parzialmente) tramite videocamera. Ciò fa sì che il nostro sistema cognitivo impieghi molte risorse per comprendere appieno ciò che viene detto e ci stanchiamo più facilmente, con tempi attentivi di massimo 20 minuti negli adulti.

    Inoltre, chi di voi osserva la sua stessa immagine in modo ripetuto durante una videocall? Immagino molti di voi! Ciò è normale e dipende dal fatto che tutte le persone presenti in conferenza digitale ci vedono, come se fossimo sopra ad un palcoscenico, perciò ci concentriamo sulla nostra immagine per verificare di essere presentabili, “rubando energie” che ci permetterebbero di ascoltare e comprendere con maggior efficacia.

    Poi vi sono delle emozioni conflittuali inconsce che è facile esperire: durante una videochiamata sono “insieme” alla persona con cui parlo, condivido del tempo con lei, ma non condivido lo stesso spazio. Da un lato è piacevole parlare con colleghi ed amici in videochiamata, ma non essere fisicamente vicini crea frustrazione e tristezza.

    Parlando sempre di spazio, esso si è concentrato fisicamente in un unico luogo, ovvero  una stanza della nostra casa dove usiamo il mezzo elettronico (pc, tablet, smartphone) per comunicare, e anche questo è bizzarro. Infatti nella precedente normalità associavamo le persone conosciute a degli spazi ben definiti: insegnanti a scuola, colleghi in ufficio, famiglia a casa, amici nei bar o in altri luoghi di ritrovo. Ora non è così: tutte queste persone sono “dentro” al nostro pc.

    Ma non è tutto: anche il tempo è cambiato. Non esiste più il weekend, perché si possono far riunioni tutti i giorni, e nemmeno il riposo serale. Siamo sempre connessi e non ci concediamo sufficiente riposo lontani dalle tecnologie.

    Non ho ancora parlato dei limiti pratici: dipendiamo da mezzi elettronici come mai prima d’ora, tanto che molte famiglie hanno dovuto provvedere all’acquisto di pc o tablet. E poi ci sono i problemi di connessione, che rendono più difficilmente comprensibile la comunicazione, oltre che meno naturale: è dimostrato che un ritardo di segnale anche di solo 1.2 secondi rende a chiamata meno piacevole, provocando l’ansia di non essere sentito dal destinatario o sormontando i turni conversazionali.

    Questa “Zoom fatigue” tuttavia non dipende solo dalle videoconferenze online, ma anche dalle circostanze per le quali abbiamo dovuto ricorrere alla tecnologia: i sentimenti di paura, frustrazione, rabbia, impotenza che ha provocato in noi la quarantena condensano nei pensieri negativi molte delle nostre risorse cognitive.

    Come si può fare per sopravvivere a tutto questo? Ecco alcuni consigli:

    • Limitare i meeting a quelli veramente necessari. Non serve iscriversi a tutti i webinair che ci ispirano, ma partecipiamo solo a quelli che riteniamo più utili. Per quanto concerne il lavoro, evitate di programmare incontri nel weekend, durante la pausa pranzo e alla sera.
    • A volte, soprattutto quando le conferenze sono molto numerose, si può spegnere la telecamera, allontanare lo schermo e concentrarsi solo sull’audio: ciò permette di riposare gli occhi e mantenersi attenti più a lungo.
    • Se siete l’organizzatore dell’evento e volete che i partecipanti comprendano appieno e siano interattivi con voi, cercate di integrare audio e parole (per esempio attraverso presentazioni powerpoint) per spiegare ciò che è importante, condensandolo in conferenze di massimo 20 minuti per gli adulti (meno per bambini e ragazzi) a cui seguirà un tempo ragionevole per domande, curiosità e dubbi.
    • Cercate sempre di fare conversazione con chi è presente al meeting: come state, le novità, pensieri, esperienze... Non solo nuovi concetti da imparare e impegni da portare a termine.
    • Concedetevi meritate pause in cui respirare all’aperto, mangiare, parlare con i propri famigliari conviventi, distrarvi con i vostri hobby, etc.
    • Fate visita ad amici e parenti, uscite per attività fisica all’aperto rispettando ovviamente le normative: sono ottimi modi per “staccare la spina” dal computer.

    Per un approfondimento leggete qui: https://www.bbc.com/worklife/article/20200421-why-zoom-video-chats-are-so-exhausting

     

    A cura di Roberta Zonta


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